domenica 19 settembre 2010

Scopriamo le carte

Caro Diario,
   Periodo altalenante questo. Le difficoltà si presentano ogni tre per due lasciandoti il più delle volte con l'amaro in bocca. Poi capita che ti viene rivolto un sorriso e senti che c'è ancora qualcuno che ti vuole bene e improvvisamente quelle nere nuvole che si erano addensate sopra ogni tua preoccupazione si diradano lasciando spazio a fragili ispirazioni.

   Ma per capirci qualcosa bisogna tornare indietro di quasi un anno, al 30 novembre, quando ho deciso che questo blog era ormai superfluo. In dieci mesi, di cose ne sono successe a iosa, al punto che non sarei in grado di elencarne neanche una minima parte. Alcune hanno cercato di lasciare un segno proprio qui sul blog con la speranza di riprendere il discorso da dove era stato interrotto, ma, evidentemente, la volontà non era così forte e il tutto moriva immattinente. Se proprio devo scrivere ciò che più mi ha segnato, positivamente e negativamente, troviamo la frequentazione di un corso di Bioarchitettura che mi ha aperto nuovi orizzonti e la scoperta che la mia cara (nel senso di esosa) università ha disattivato i corsi di specializzazione in architettura, restauro ed edilizia rendendo così vani i miei sforzi e facendo morire in me ogni interesse per continuare gli studi.
Ciò nonostante ho continuato ad insistere ed ora sono praticamente allo stesso punto di un anno fa, ma con la differenza che ho iniziato a spedire curriculum a nastro nella speranza di trovare una nuova rotta per la mia vita.
   Sono ancora single, e questo comincia un po' a pesarmi, soprattutto quando attorno a me vedo tutti accoppiarsi come ricci.
   E torniamo al presente: questa è l'ultima settimana della sessione autunnale di esami all'università. Come già anticipato, anche questo turno passo e non mi laureo e in più sento un sacco di gente che dà esami senza essere preparato e li passa magnificamente, magari con l'aiuto di una generosa scollatura (ebbene si, succede ancora; maledetti professori onanistici).
   Sto ancora cercando di capire cosa tenere e cosa buttare di quel che sono stato e di quel che ho fatto fino ad ora. Per iniziare, quest'estate sono stato a Taizé. Per chi non conoscesse questa realtà, Taizé è un paesino disperso in mezzo alla campagna francese composto da una chiesa, due case e un convento, dove un centinaio di "Frères" (fratelli-frati) di varie religioni cristiane, accolgono, durante tutto l'anno, chi sentisse la necessità di pregare, meditare, di passare del tempo diverso e di qualità. L'aria che si respira è frizzante: lì è possibile incontrare ogni settimana 4000-5000 persone da tutto il mondo e il senso di ecumenismo, sacralità e fratellanza è tangibile. Per me andare a Taizé ha significato fidarmi. Già, perché negli ultimi anni, questa parola, aveva acquistato significati contrastanti di "comodità" e "fregatura". Nel primo caso voleva dire liberarsi di qualche rogna della quale non mi interessava poi molto, nel secondo caso significava prendersi una "tavanata" mostruosa e dover impiegare una quantità immane di energia per rimediare agli errori commessi.
Ecco, nel caso di Taizé, fidarsi ha significato mettermi nelle mani di qualcun altro, capire e avere fede che tutto sarebbe andato esattamente come doveva andare. Il problema è che non è facile soprattutto se, appena tornati nel mondo reale, la spada di Damocle dei problemi quotidiani decide di piombarti sopra la testa...
E si torna alla fiducia come sinonimo di trombata. E così via ogni giorno si presenta come un'altalena dove a lunghe e basse parabole si alternano rapidi e non sempre soddisfacenti apici di gioia.
   Il risultato è che, passato il ventiseiesimo compleanno, non so ancora chi sono, cosa voglio, dove vado, ma so che a tutte queste domande sto cercando una risposta e, anche se ora non sembra, prima o poi, o col TomTom o con la vecchia cartina, troverò le indicazioni necessarie a indirizzarmi verso un viaggio indimenticabile.
PS: quella lì sopra è la prima foto di me che pubblico sul blog.

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