venerdì 22 marzo 2013

punto?

E ci avviamo verso la fine di un'altra settimana segnata dal nulla. Volendo vederla positivamente direi che c'è stato il sole per tre giorni (e non è poco). Il resto è stato un po' triste perché sto perdendo la voglia di mettermi in gioco. Mi sembra di essere a bordo campo da una vita continuando a chiedere a tutti quelli che mi passano davanti se posso giocare anch'io e ogni risposta ha il sapore della presa in giro. Prima ti dicono che non è ancora il tuo turno, poi che bisogna lasciare spazio a chi ha aspettato prima di me, poi che sono cambiate le regole del gioco e che io non sono più idoneo, un altro ti guarda sconsolato come per dire "ti capisco, è così per tutti" e invece sai benissimo che non è così, perché quel cretino che ti compatisce al posto tuo non c'è mai stato anche se le uniche carte che la vita gli ha permesso di giocarsi sono quelle -ahimè- vincenti della raccomandazione, infine ti ignorano bellamente come se fossi aria. E ormai è passato tempo, troppo tempo. Inizi a dimenticarti anche come si gioca e pensi che forse a quel gioco non saresti mai stato capace di giocare e cerchi nuovi giochi, nuove persone a cui chiedere di poterti inserire nell'azione, persone che finalmente ti vadano. Ma tutto sembra difficile, sembra distante, sembra...
Il passo è breve e ti ritrovi a sopravvivere come un vegetale, perché tanto sei convinto di non saper far niente, anni di attività, di interessi, di relazioni buttate nel cesso. Non hai più niente, non sai più chi sei, non ricordi nemmeno chi eri.
L'unico pensiero è "voglio andarmene" ma ormai hanno così corroso le tue aspettative da non sentirti più neanche degno di provarci a scappare per crearti un futuro che qui tutti ti negano. E l'insofferenza avanza, ti difendi dietro uno sguardo apatico e insensibile più di un professionista del poker ma dentro stai maledettamente marcendo. Un lento ed inesorabile compostaggio della tua anima perché col tempo le hanno tolto anche la possibilità di ardere e di bruciarsi: non era socialmente accettabile.
Quel che rimane è solo paura. Quella paura che non ti fa muovere, che ti fa stare come morto. Ho paura di non riuscire a provare a prendere un maledettissimo aereo che mi porti dove in pochi possano raggiungermi, dove quel che sta qua non possa avvicinarsi come le guerre in Africa, devastanti e silenziose, in modo da poter dimenticare e ripartire. Un punto e un accapo.

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